LEGGE STABILITA’ 2017 E RIFORMA PENSIONISTICA:

“informazione provvisoria”. A.Pe minima di 6 mesi

PREMESSA: ennesime “novità” sull’anticipo pensionistico; assegno per un minimo di 6 mesi, A.Pe gratis per invalidi sopra il 74%, cumulo tra Ape sociale e lavoro.

Definite le ultime novità sull’Ap.e: l’assegno, perché il lavoratore possa inviare la domanda di anticipo pensionistico, dovrà essere erogato dalla banca per un minimo di 6 mesi.

Specificati, i dettagli sui requisiti per l’A.Pe sociale: è sufficiente un’invalidità del 74%, o prestare assistenza ad un parente invalido da almeno 6 mesi, per pensionarsi con 30 anni di contributi e 63 anni di età.O, ancora, pensionarsi a 63 anni di età con 36 anni di contributi, se per almeno 6 anni è stata svolta una “mansione gravosa”.

Ape “volontaria”

Consiste nella possibilità di uscire dal lavoro a 63 anni di età con non meno di 20 anni di contributi; “grazie” (si fa per dire …) ad un prestito bancario, detto prestito-ponte, che consente di fruire di un assegno fino all’età di maturazione della pensione di vecchiaia. Il lavoratore potrà scegliere la banca a cui rivolgersi, ma l’Inps farà da intermediario nelle operazioni.

La pensione di vecchiaia, dal 2018, si raggiungerà, per tutti, a 66 anni e 7 mesi (attualmente i requisiti sono 66 anni e 7 mesi solo per gli uomini e le lavoratrici pubbliche, mentre per le dipendenti private l’età necessaria per la quiescenza è di 65 anni e 7 mesi e di 66 anni e 1 mese per le lavoratrici autonome).

Per restituire il prestito il lavoratore, anziché pagare delle rate a parte, subisce una penalizzazione sulla pensione, mediamente pari al 4,6%- 4,7% per ogni anno di anticipo del requisito di età.
È richiesto, comunque, un anticipo minimo di 6 mesi, ossia la fruizione dell’Ape per almeno 6 mesi: nessun anticipo, quindi, per chi vuole uscire dal lavoro da un mese a 5 mesi prima.

Per il finanziamento non sono richieste garanzie al lavoratore, in quanto lo Stato ha deliberato l’istituzione di un apposito fondo di garanzia; sulla quota interessi del prestito il lavoratore potrà fruire di una detrazione del 50%, che diminuirà, dunque, l’impatto della penalizzazione sulla pensione.

L’anticipo pensionistico consisterà in un assegno pari, al massimo, al 95% della futura pensione la quale dovrà risultare non inferiore a 1,4 volte il trattamento minimo: 702,65 € mensili.

Ape “sociale”

La cosiddetta Ape agevolata o Ape sociale, consiste in un anticipo che non comporterà alcuna penalizzazione sulla pensione.

Sarà però riservata solo ad alcune categorie di lavoratori:
disoccupati di lungo corso privi di ammortizzatori sociali, con almeno 30 anni di contributi;
lavoratori con invalidità pari o superiore al 74%, con almeno 30 anni di contributi;
lavoratori che hanno accudito per almeno 6 mesi un familiare disabile, con almeno 30 anni di contributi;
lavoratori che hanno svolto per almeno 6 anni di vita lavorativa delle attività gravose, con almeno 36 anni di contributi.

Rientrano, in particolare, tra gli addetti alle “attività gravose” (e quindi aventi diritto all’Ape sociale):
gli operai dell’edilizia, dell’industria estrattiva e del settore conciario;
i macchinisti;
il personale viaggiante;
gli infermieri;
i camionisti;
gli assistenti di persone non autosufficienti;
le maestre d’asilo;
i facchini;
gli spazzini;
gli addetti alle pulizie.

I beneficiari di Ape sociale potranno svolgere attività lavorativa, ma il limite massimo di reddito cumulabile sarà di 8.000 € annui.

L’Ape sociale non potrà in ogni caso superare i 1.500 euro mensili (lordi).
Ape part time

Per i lavoratori che decideranno di ridurre l’orario di lavoro prima della pensione é stata prevista “l’Ape part time” che consisterà in un anticipo pensionistico ridotto: in pratica, il prestito-ponte (cioè il prestito che fa da «ponte» tra l’uscita dal lavoro e la maturazione dei requisiti della pensione di vecchiaia, in questo caso tra la riduzione dell’orario e la maturazione dei requisiti della pensione di vecchiaia) servirà a coprire non l’assenza di stipendio, ma le ore lavorate in meno.

Quindi, anziché ammontare al 95% della futura pensione, l’Ape part timeammonterà a una percentuale ridotta, ad esempio il 50%, in caso di orario lavorativo dimezzato.

Per semplificare, grazie all’Ape il lavoratore avrà uno stipendio pieno, o quasi, a fronte del lavoro part time: in base a quanto reso noto, anche l’opzione per il part time dovrà avere una durata minima di 6 mesi.

Ape “aziendale” e Rita

Completano le nuove misure in tema di anticipo pensionistico l’Ape aziendale e “la Rita”.
La prima misura consentirà un anticipo pensionistico con penalizzazioni ridotte per i lavoratori in esubero, grazie alla copertura di una quota del prestito-ponte da parte dell’azienda (si ipotizza che la copertura avverrà attraverso il pagamento di contribuzione aggiuntiva).

La seconda misura, “Rita” – sigla che sta per “rendita integrativa anticipata”, sarà riservata ai lavoratori che aderiscono alla previdenza complementare e consisterà nell’erogazione anticipata della pensione integrativa per coprire, parzialmente o totalmente, il prestito ponte dell’Ape.

A cura di Davide Ottini

01/11/2016

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